lunedì, 30 giugno 2008
Svegliarsi alla mattina, svegliarsi moooolto presto alla mattina
Mattina, ore 7:30
Il giorno degli orali.
Mi stò ascoltando "Il pilota di Hiroshima" dei Nomadi, mi ci vedo. Sento che stò per andare a sganciare una cagata paurosa alla commissione.
Il pilota d'Hiroshima, un duro d'altri tempi.
Fatemi gli auguri, nei vostri sogni, almeno.
BOOYA!
Scritto da rakiji - 06:27 - commenti (5) in ritratti, pensatoio, sparta, folli elucubrazioni
domenica, 29 giugno 2008
Perle di un TINEGER (asd)
L'altra sera ci siamo visti, io è un gruppo di commilitoni amici di mio fratello, American History x.
Per me è la quarta volta che lo vedo, sconvolgente ogni volta. Una cosa però m'ha fatto spanzare.
- Finisce il film
N: che film..oh...
A: già...mette i brividi...
L: infatti...ora capisco tante cose..
A: ragazzi ve l'ho fatto vedere apposta..così magari evitate di fare cagate
L: eh so, sti negri del cazzo sempre a rubare stanno, bisogna stare attenti :/
O.O!
Tutti: ma che cazzo hai capito te?????

Scritto da rakiji - 18:42 - commenti (2) in ritratti, lol , folli elucubrazioni, frasi da msn
domenica, 29 giugno 2008
"Stò testo m'azzecca"
"C'é chi mi vuole folle e chi follemente spera che toppi carriera, da sera a mattina si ostina, ficca aghi nella mia bambolina. Mina la via che l'anima mia cammina, mi pedina, il fatto é che se sfuggo alla logica tragica é la fine che mi si propina. L'acqua che butti sul mio fuoco diventa benzina, ogni insulto è manichino per la mia vetrina, sappi che la mia dottrina se ne fotte di chi sta dopo e chi prima. Chi mi stima mi istiga a stilare sti suoni, sti versi e stikaa! Godo se penso all'amaro che mastica chi pronostica la fine della mia vitalità."
"Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell'ingiuria: l'agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura."
"Fonda la tua gloria sull'ingiuria, lavati i denti col seltz come Furia, smile, siamo in aria, canta vittoria, ma io ti sputerò come un seme d'anguria. C'é penuria di muria adibiti alla memoria, pura vana gloria, fa male come un dente che si caria il mio debole per le vittime della storia. Le hanno odiate, umiliate, lasciate alla sorte per fargli la corte dopo la morte. Mi faccio forte di un simile supplizio, ed é per questo che schifo ogni giudizio, ho la riflessione come vizio, il mio fine é di fare di ogni fine un buon inizio. Mi sazio di un dizionario vario più dei santi del calendario. "
"Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell'ingiuria: l'agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura."
"Mi piace sapermi diverso, piacere perverso che riverso in versi su fogli sparsi, nei capoversi dei giorni persi nei miei rimorsi. Che cosa c'é da aspettarsi da chi come me non sa adeguarsi a sette, mafiette, etichette: se tutti fanno, lui smette? Chi manomette le tette della scultura ne ignora l'amore e la cura, ciocca dopo ciocca mi son fatto 'sta capigliatura, come un tiranno tra le mura non ho paura. C A P A, no fregatura, monnezza pura, senti che attrezzatura: é la mistura che infuria nella fitta sassaiola dell'ingiuria. "
Scritto da rakiji - 18:02 - commenti in live, ritratti, rage, arpeggi danime, gnurant, rakijiata
lunedì, 23 giugno 2008
"sanza 'nfamia e sanza lodo" (Inf. III 35-36)
Cito Dante visto che siamo in vena di dotte citazioni.
Comunque sia aspetto a cantare :P

Scritto da rakiji - 16:53 - commenti (3) in ritratti, pensatoio
martedì, 03 giugno 2008
Il Ritratto di una Mente Romantica
Stanotte mi andava di scrivere. Ed ho scritto. Ma non c'è nulla di vero in questa storia, se non l'intensità e l'enegia che m'ha spinto a rimanere fino a quest'ora e che m'ha fatto muovere nervosamente le dita sulla tastiera. Troppe idee che sono scappate, solo alcune rimangono. Come bolle di sapone che s'allontanano; nella consapevolezza che non riusciranno mai ad allontanarsi troppo, benchè grandi e resistenti. "Blop". cit.
Edit: Ogni situazione, nome, persona, luogo è puramente casuale, frutto della mia fantasia. Non sentitevi chiamati in causa, non ce n'è bisogno, non riguarda nessuno di voi. Buona lettura.
Era nel bel mezzo dell'estate ma da lassù, sulla pineta, spirava una brezza leggera.
Alcuni gatti se ne stavano beati, godendosi il fresco sulle panche e sui tavoli di legno che spuntavano qua e là tra il prato poco curato. Solo sulla strada maestra ed ai piedi di alcuni pini, l'erba faceva posto a delle chiazze di terriccio ed erba rinsecchita su cui ci si poteva sedere, approfittando così dell'ombra di quei maestosi sempreverde.
Su una delle possenti braccia nodose del grande pino, poggiava una ragazza. Nè grande nè piccola, nè alta nè bassa, nel pieno della sua adolescenza.
I capelli non corti, ma nemmeno lunghi le nascondevano la fronte; alcune piccole ciocche se ne stavano invece all'insù, sospesi nell'aria. Il viso, come per il resto del corpo che spuntava da quel vestiario indubbiamente maschile era annerito dal sole, nè troppo scuro, nè troppo chiaro ma del colore della sabbia. Le labbra acerbe, con la pelle un pò mangiucchiata e gli occhi puntati verso un libro che teneva aperto con una mano.
Poco più lontano sedeva a gambe incrociate, su uno dei tavoli, un ragazzo.
Poco più grande di lei, con i capelli lunghi ma arruffati, un piercing sotto il labbro inferiore ed un taglierino nella mano sinistra con cui distrattamente intagliava il legno ormai vecchio del tavolo. Disegnava pentacoli, croci ribaltate, teschi - imitando quelle che erano le immagini principali presenti sulla sua maglietta nera. Ogni tanto osservava la ragazza che continuava imperterrita a tenere gli occhi bassi, su quello spesso tomo. Una volta finiti coi simboli, cominciò a graffiare con il taglierino i tavoli passando per le viti arrugginite provocando un fastidioso rumore. E la ragazza continuava a leggere.
Un gatto lì vicino gli soffiò allontanandosi: il ragazzo saltò giù dal tavolo seguendolo fino all'estremità del lembo d'ombra creato dalla pineta. Non l'avrebbe seguito oltre: faceva troppo caldo ed un gatto pulcioso non valeva la pena di una corsa sotto il sole cocente. Dietro di lui, nel frattempo, una piccola scia di terra battuta s'era sollevata formando una nube che andava disperdendosi. La ragazza continuava a leggere, posando la mano libera sotto il mento.
Il ragazzo, si ricompose e si avvicinò ai piedi del pino dov' era arrampicata la ragazza e si rivolse a lei come se la conoscesse, con quel comportamento tanto normale nei paesi sperduti del profondo sud.
Lui: "Che stai leggendo?"
Lei non rispose.
Lui:" Ehi, ehi..."
Lei non rispose.
Il ragazzo, spazientito, si avvicinò al corpo nodoso dell'albero e battè con una mano su un piede della ragazza che penzolava notando il suo paio di "all stars" malridotte, piene di scritte e di simboli che non riconosceva. Alla fine, ella si destò da quella magica immersione.
Lei:" Uh....ehi..."
Lui:" Mi chiedevo cosa stessi leggendo, visto che quasi c'annegavi in quel libro"
Lei, come uscita dal torpore girò il libro e lesse il titolo dalla copertina "Il lupo della steppa, Hesse"
Lui:"Non lo conosco, Esse stà per..?"
Lei:" Per niente" sorrise al ragazzo "comincia per acca e finisce per e, è un nome tedesco"
Lui:"Sembra noioso"
Lei:"No, non lo è"
Lui:"E invece si. Mai sopportato i libri"
Lei:"E' un peccato...si possono imparare tante cose dai libri"
La ragazza porse il libro al ragazzo, poi si alzò e sfruttò il il rigido ramo dell'albero per tirarsi su e starci in piedi, in perfetto equilibrio; staccò da essa e si arrampicò su per un altro ramo più alto rimanendo a penzoloni su di esso. L'altro, da terra, osservò stupito la ragazza muoversi sull'albero meglio di un ragazzo.
Lui:"Forte! Sembri quasi un maschio"
Lei:"L'ho imparato da un libro, sai?"
Lui:"Non ci credo...."
Lei:"Mai letto - Il barone rampante - ?"
Lui:"No"
Lei:"Beh, lui faceva un pò come me. Solo che lo faceva spessissimo. Alla fine preferiva rimanere sugli alberi piuttosto che affrontare i problemi sulla terra. Sai come finisce?"
Lui:"Si, lui diventa una scimmia e forma un impero con cui conquista tutto il mondo degli umani"
Lei:"Non proprio, ma è originale!"
La ragazza prese la mira e ricadde a terra, perfettamente in piedi. Si pulì poi i pantaloni dalla polvere che aveva alzato passando poi ai capelli pieni di aghi di pino. Porse la mano al ragazzo.
Lei:" Mi chiamo Pamela, Pam..."
Lui, ancora stordito, le rispose: "An...Andrea..". Guardandola meglio negli occhi, sembrava avesse un mondo dentro. Occhi profondi, ma vispi, perennemente alla ricerca di qualcosa da osservare, ed in quel momento stava osservando proprio lui. Andrea, intimorito, abbassò lo sguardo che inevitabilmente si pose sul libro che teneva in mano.
Andrea:" E lui, cosa t'ha insegnato?"
Pamela:"A volare."
Andrea:"Ma và. Dimostramelo"
Pamela:"Solo chi ha letto quel libro può vedere un altra persona (che a sua volta l'ha letto) volare. Altrimenti non funziona" Sorrise, socchiudendo gli occhi.
Andrea:"Non ci credo"
Pamela:"Peccato........ lo sai che c'è anche un libro che parla di un condannato a morte italiano, ad Alcatraz, a cui concedono di gestire una radio tutta sua dove poter dire qualsiasi cosa?"
Andrea:"Forte... ma la storia è vera?"
Pamela:"Che importa, per me lo era. Per chi l'ha letto lo è stata, il resto sono tutti particolari"
Andrea:"I libri non mi piacciono. Non mi sono mai piaciuti. Ci si perde troppo tempo dietro per arrivare, alla fine, a dei concetti che tutti conosciamo"
Pamela non lo stava più ascoltando, anzi, osservava curiosa quella sua maglietta piena di teschi, di scheletri, di fuoco e di sangue. Non distolse lo sguardo quando gli chiese "Chi sono?". Il ragazzo ebbe un attimo di euforia. Amava parlare di queste cose, delle cose che apprezzava.
Andrea:"Sono gli Hypocrisy, il gruppo più figo del mondo!"
Pamela:"Dove hai preso la maglietta?"
Andrea:"Non lo so. Me l'ha regalato mio fratello che ora non li ascolta più. E' passato a roba ancora più forte ma per me questi spaccano di brutto. Sono i migliori"
Pamela:"E di cosa parlano?"
Andrea:"Beh..."
Per un attimo il ragazzo tentennò rovistando nervosamente tra i testi del gruppo impressi nella sua mente. Poi la trovò, la parola magica.
Andrea:"Parlano di Satana e di quello che possiamo fare se staremo al suo servizio"
Pamela:"Uh..."
Andrea verseggiava parti di canzoni, alle volte cantandole, alle volte recitandole. Alle volte risultava ridicolo, forse ingenuo agli occhi dei grandi ma la passione che in quel momento lo controllava colpì molto la ragazza che continuò ad ascoltarlo senza timore finchè non ebbe finito.
Pamela:"Ma è vero che ammazzate la gente?"
Andrea:"No! lo dicono i telegiornali per screditare noi metallari"
Ci fu un momento di silenzio. Il ragazzo si mise le mani in tasca mentre la ragazza tornava ai piedi del pino a recuperare il suo tascapane, riponendovi il libro. Quando tornò, Andrea si era seduto su uno dei tavoli, cacciando via i gatti. Pamela si sedette accanto a lui, mise il suo tascapane sulle gambe ed estrasse altri dei suoi libri. Andrea invece le fece ascoltare alcune delle sue canzoni preferite finchè non arrivarono gli altri ragazzi, che nel tardo pomeriggio erano soventi giocare a pallone nel campetto di calcio della pineta.
"E poi cosa successe?" Disse un bambino seduto a terra, su di un tappeto, lambito dalla luce creata dal caminetto lì vicino.
Il vecchio, sul divano, rispose:
"Come sempre tutto ha una durata. L'amicizia fra uomo e donna raramente prosegue. Si spegne, certo, o diventa qualcosa di più grande. Lui era troppo acerbo per lei, orbitava attorno a lei, era letteralmente un suo satellite. Lei, d'altro canto, seppur molto giovane, aveva gli occhi anziani. Con i libri aveva imparato molte cose, cose che la rendevano squisita agli occhi degli altri ma che la alienavano da quel mondo fatto di fittizie emozioni infantili. Anche se la chimica c'era, non c'erano i presupposti per un rapporto. Erano in posizioni diverse, come quello fra maestro ed allievo, come quello fra cucciolo e leonessa. Ma a lui bastava. Purtroppo, dopo alcuni anni le loro strade si divisero. Lui ne soffrì molto"
Bambino:" E lei?"
Vecchio:" Non lo so"
Bambino:"Ma lei che fine ha fatto?"
Vecchio:"E' andata a studiare le stelle. Quelle stesse stelle che sognava leggendo i suoi libri e che, parlandone, si accendevano imprigionate nelle sue iridi. Quelle stesse iridi che guardarono per un ultima volta Andrea, prima di sparire dal paesello e non tornare mai più".
Scritto da rakiji - 23:53 - commenti (10) in ritratti, pensatoio, whispers, arpeggi danime, past life