martedì, 03 giugno 2008
Il Ritratto di una Mente Romantica
Stanotte mi andava di scrivere. Ed ho scritto. Ma non c'è nulla di vero in questa storia, se non l'intensità e l'enegia che m'ha spinto a rimanere fino a quest'ora e che m'ha fatto muovere nervosamente le dita sulla tastiera. Troppe idee che sono scappate, solo alcune rimangono. Come bolle di sapone che s'allontanano; nella consapevolezza che non riusciranno mai ad allontanarsi troppo, benchè grandi e resistenti. "Blop". cit.
Edit: Ogni situazione, nome, persona, luogo è puramente casuale, frutto della mia fantasia. Non sentitevi chiamati in causa, non ce n'è bisogno, non riguarda nessuno di voi. Buona lettura.
Era nel bel mezzo dell'estate ma da lassù, sulla pineta, spirava una brezza leggera.
Alcuni gatti se ne stavano beati, godendosi il fresco sulle panche e sui tavoli di legno che spuntavano qua e là tra il prato poco curato. Solo sulla strada maestra ed ai piedi di alcuni pini, l'erba faceva posto a delle chiazze di terriccio ed erba rinsecchita su cui ci si poteva sedere, approfittando così dell'ombra di quei maestosi sempreverde.
Su una delle possenti braccia nodose del grande pino, poggiava una ragazza. Nè grande nè piccola, nè alta nè bassa, nel pieno della sua adolescenza.
I capelli non corti, ma nemmeno lunghi le nascondevano la fronte; alcune piccole ciocche se ne stavano invece all'insù, sospesi nell'aria. Il viso, come per il resto del corpo che spuntava da quel vestiario indubbiamente maschile era annerito dal sole, nè troppo scuro, nè troppo chiaro ma del colore della sabbia. Le labbra acerbe, con la pelle un pò mangiucchiata e gli occhi puntati verso un libro che teneva aperto con una mano.
Poco più lontano sedeva a gambe incrociate, su uno dei tavoli, un ragazzo.
Poco più grande di lei, con i capelli lunghi ma arruffati, un piercing sotto il labbro inferiore ed un taglierino nella mano sinistra con cui distrattamente intagliava il legno ormai vecchio del tavolo. Disegnava pentacoli, croci ribaltate, teschi - imitando quelle che erano le immagini principali presenti sulla sua maglietta nera. Ogni tanto osservava la ragazza che continuava imperterrita a tenere gli occhi bassi, su quello spesso tomo. Una volta finiti coi simboli, cominciò a graffiare con il taglierino i tavoli passando per le viti arrugginite provocando un fastidioso rumore. E la ragazza continuava a leggere.
Un gatto lì vicino gli soffiò allontanandosi: il ragazzo saltò giù dal tavolo seguendolo fino all'estremità del lembo d'ombra creato dalla pineta. Non l'avrebbe seguito oltre: faceva troppo caldo ed un gatto pulcioso non valeva la pena di una corsa sotto il sole cocente. Dietro di lui, nel frattempo, una piccola scia di terra battuta s'era sollevata formando una nube che andava disperdendosi. La ragazza continuava a leggere, posando la mano libera sotto il mento.
Il ragazzo, si ricompose e si avvicinò ai piedi del pino dov' era arrampicata la ragazza e si rivolse a lei come se la conoscesse, con quel comportamento tanto normale nei paesi sperduti del profondo sud.
Lui: "Che stai leggendo?"
Lei non rispose.
Lui:" Ehi, ehi..."
Lei non rispose.
Il ragazzo, spazientito, si avvicinò al corpo nodoso dell'albero e battè con una mano su un piede della ragazza che penzolava notando il suo paio di "all stars" malridotte, piene di scritte e di simboli che non riconosceva. Alla fine, ella si destò da quella magica immersione.
Lei:" Uh....ehi..."
Lui:" Mi chiedevo cosa stessi leggendo, visto che quasi c'annegavi in quel libro"
Lei, come uscita dal torpore girò il libro e lesse il titolo dalla copertina "Il lupo della steppa, Hesse"
Lui:"Non lo conosco, Esse stà per..?"
Lei:" Per niente" sorrise al ragazzo "comincia per acca e finisce per e, è un nome tedesco"
Lui:"Sembra noioso"
Lei:"No, non lo è"
Lui:"E invece si. Mai sopportato i libri"
Lei:"E' un peccato...si possono imparare tante cose dai libri"
La ragazza porse il libro al ragazzo, poi si alzò e sfruttò il il rigido ramo dell'albero per tirarsi su e starci in piedi, in perfetto equilibrio; staccò da essa e si arrampicò su per un altro ramo più alto rimanendo a penzoloni su di esso. L'altro, da terra, osservò stupito la ragazza muoversi sull'albero meglio di un ragazzo.
Lui:"Forte! Sembri quasi un maschio"
Lei:"L'ho imparato da un libro, sai?"
Lui:"Non ci credo...."
Lei:"Mai letto - Il barone rampante - ?"
Lui:"No"
Lei:"Beh, lui faceva un pò come me. Solo che lo faceva spessissimo. Alla fine preferiva rimanere sugli alberi piuttosto che affrontare i problemi sulla terra. Sai come finisce?"
Lui:"Si, lui diventa una scimmia e forma un impero con cui conquista tutto il mondo degli umani"
Lei:"Non proprio, ma è originale!"
La ragazza prese la mira e ricadde a terra, perfettamente in piedi. Si pulì poi i pantaloni dalla polvere che aveva alzato passando poi ai capelli pieni di aghi di pino. Porse la mano al ragazzo.
Lei:" Mi chiamo Pamela, Pam..."
Lui, ancora stordito, le rispose: "An...Andrea..". Guardandola meglio negli occhi, sembrava avesse un mondo dentro. Occhi profondi, ma vispi, perennemente alla ricerca di qualcosa da osservare, ed in quel momento stava osservando proprio lui. Andrea, intimorito, abbassò lo sguardo che inevitabilmente si pose sul libro che teneva in mano.
Andrea:" E lui, cosa t'ha insegnato?"
Pamela:"A volare."
Andrea:"Ma và. Dimostramelo"
Pamela:"Solo chi ha letto quel libro può vedere un altra persona (che a sua volta l'ha letto) volare. Altrimenti non funziona" Sorrise, socchiudendo gli occhi.
Andrea:"Non ci credo"
Pamela:"Peccato........ lo sai che c'è anche un libro che parla di un condannato a morte italiano, ad Alcatraz, a cui concedono di gestire una radio tutta sua dove poter dire qualsiasi cosa?"
Andrea:"Forte... ma la storia è vera?"
Pamela:"Che importa, per me lo era. Per chi l'ha letto lo è stata, il resto sono tutti particolari"
Andrea:"I libri non mi piacciono. Non mi sono mai piaciuti. Ci si perde troppo tempo dietro per arrivare, alla fine, a dei concetti che tutti conosciamo"
Pamela non lo stava più ascoltando, anzi, osservava curiosa quella sua maglietta piena di teschi, di scheletri, di fuoco e di sangue. Non distolse lo sguardo quando gli chiese "Chi sono?". Il ragazzo ebbe un attimo di euforia. Amava parlare di queste cose, delle cose che apprezzava.
Andrea:"Sono gli Hypocrisy, il gruppo più figo del mondo!"
Pamela:"Dove hai preso la maglietta?"
Andrea:"Non lo so. Me l'ha regalato mio fratello che ora non li ascolta più. E' passato a roba ancora più forte ma per me questi spaccano di brutto. Sono i migliori"
Pamela:"E di cosa parlano?"
Andrea:"Beh..."
Per un attimo il ragazzo tentennò rovistando nervosamente tra i testi del gruppo impressi nella sua mente. Poi la trovò, la parola magica.
Andrea:"Parlano di Satana e di quello che possiamo fare se staremo al suo servizio"
Pamela:"Uh..."
Andrea verseggiava parti di canzoni, alle volte cantandole, alle volte recitandole. Alle volte risultava ridicolo, forse ingenuo agli occhi dei grandi ma la passione che in quel momento lo controllava colpì molto la ragazza che continuò ad ascoltarlo senza timore finchè non ebbe finito.
Pamela:"Ma è vero che ammazzate la gente?"
Andrea:"No! lo dicono i telegiornali per screditare noi metallari"
Ci fu un momento di silenzio. Il ragazzo si mise le mani in tasca mentre la ragazza tornava ai piedi del pino a recuperare il suo tascapane, riponendovi il libro. Quando tornò, Andrea si era seduto su uno dei tavoli, cacciando via i gatti. Pamela si sedette accanto a lui, mise il suo tascapane sulle gambe ed estrasse altri dei suoi libri. Andrea invece le fece ascoltare alcune delle sue canzoni preferite finchè non arrivarono gli altri ragazzi, che nel tardo pomeriggio erano soventi giocare a pallone nel campetto di calcio della pineta.
"E poi cosa successe?" Disse un bambino seduto a terra, su di un tappeto, lambito dalla luce creata dal caminetto lì vicino.
Il vecchio, sul divano, rispose:
"Come sempre tutto ha una durata. L'amicizia fra uomo e donna raramente prosegue. Si spegne, certo, o diventa qualcosa di più grande. Lui era troppo acerbo per lei, orbitava attorno a lei, era letteralmente un suo satellite. Lei, d'altro canto, seppur molto giovane, aveva gli occhi anziani. Con i libri aveva imparato molte cose, cose che la rendevano squisita agli occhi degli altri ma che la alienavano da quel mondo fatto di fittizie emozioni infantili. Anche se la chimica c'era, non c'erano i presupposti per un rapporto. Erano in posizioni diverse, come quello fra maestro ed allievo, come quello fra cucciolo e leonessa. Ma a lui bastava. Purtroppo, dopo alcuni anni le loro strade si divisero. Lui ne soffrì molto"
Bambino:" E lei?"
Vecchio:" Non lo so"
Bambino:"Ma lei che fine ha fatto?"
Vecchio:"E' andata a studiare le stelle. Quelle stesse stelle che sognava leggendo i suoi libri e che, parlandone, si accendevano imprigionate nelle sue iridi. Quelle stesse iridi che guardarono per un ultima volta Andrea, prima di sparire dal paesello e non tornare mai più".
Scritto da rakiji - 23:53 - commenti (10) in ritratti, pensatoio, whispers, arpeggi danime, past life
lunedì, 09 aprile 2007
Il primo amore
Ero nelle vicinanze di un ponte, mi pare si chiami "ponte rosso" e non chiedetemi perchè. Mi sono fermato a guardare il riflesso della luna sul suo canale.
Portavo un rosario, QUEL rosario, di cui non ricordavo ore prima nemmeno la provenienza. Ma forse, e dico forse, quello stesso ammenucolo mi ha fatto risvegliare in me un ricordo.
Sapete come funzionano i rosari tibetani? Lo si fa, perla per perla, fino a raggiungere un numero prefissato (che di solito è sulla soglia della cinquantina, correggetemi se sbaglio) e si esprime un desiderio.
Beh, io l'ho fatto. No, nulla di così materiale, bestie da macello.
Vorrei parlarvi di P.
P. era una ragazza che frequentava il mio stesso giro quando andavo in vacanza in quel di Ortì. Un paesino di circa 200 abitanti, o forse meno. Uno di quei paesini "croccanti" a cui non manca la voglia di vivere ma che uno straniero si vede ancora, di notte, l'ombra della lupara.
Tra frizzi e lazzi la conobbi. Era fresca, solare, genuina con una passione per la lettura spasmodica che intaccò anche me, e da quel momento lessi freneticamente, senza sosta. Mi ricordo ancora quell'estate, mi lessi più di 15 libri tra romanzi, gialli, cronache, filosofia e quant'altro. Di per certo, col senno di poi, questa mia volontà nel leggere quella mole immane di libri tutto d'un colpo era volta a far colpo e\o ad avvicinarmi a P.
In quello stesso periodo decisi di farmi il rosario e desiderare di averla.
Passai 3 mesi memorabili tra risate, scherzi, avventure, serate in compagnia a raccontar cazzate. Ma mai mi sentivo bene come che con lei. Non so perchè ma mi sentivo compiuto, parlavamo fino ad avere la gola secca, sentivo una certa empatia e non mancavano momenti in cui ci si guardava negli occhi. Non ho mai pensato a scoparmela, piuttosto avrei voluto fondere la mia mente con la sua, senza intaccarla in alcun modo.
Forse è questo che mi fregò, difatti per questa mia paura, ovvero la paura di cambiarla o di rovinarla...o semplicemente la fifa tremenda di dichiararmi, fece di me il terzo incomodo per lei ed uno del mio giro. Tremendo. Me ne andai da quel paesino col muso lungo. Mi sono sentito come un orologio senza batterie, con un uccellino incastrato nella porta del mezzogiorno. Una tenda bloccata dalla finestra chiusa, un nastro tagliato ..insomma, in poche parole: fregato.
Quando tornai a Trieste però mi feci un esame di coscienza. In realtà scoprii molte più cose di lei che mi innervosirono e che non racconterò qui. Capii che forse, alla fine, mi ero salvato; che in realtà il fato aveva agito su di me per portarmi sfiga. O che semplicemente avevo avuto culo. Stà di fatto che, col senno di poi, ne sono rimasto contento.
P. ogni tanto mi è tornata in qualche sogno, sempre più sporadicamente. Fino a scomparire.
Ogni tanto le faccio gli auguri di Natale, o capodanno, lei contraccambia. Niente di più che il semplice primo amore, un amore precoce che di sicuro mi fece crescere e ogni tanto mi fa divenire logorroico raccontando al "chi di turno" tutta la lunga storia che ne consegue (in effetti la storia è piuttosto lunga e intricata, magari un giorno ve la racconto).
Ero rimasto al ponte; si. Non so per quale arcano motivo ma quel giorno mi ero portato appresso il rosario. Mi ero visto con il grande amore della mia vita ed ora stavo tornando a casa. Lei, prima che andassi via, mi chiese l'origine del rosario ma in quel momento non me ne ricordai. In realtà l'avevo messo per pura estetica. Ma passeggiando sul ponte mi era tornata a mente tutta la vicenda.
Sapete una cosa? Il desiderio del rosario deve rimanere segreto, altrimenti non si avvera. Io ve l'ho raccontato, ora il segreto non c'è più...
Il rosario, ora, giace in fondo al canale.
Scritto da rakiji - 22:46 - commenti (3) in pensatoio, whispers, past life
martedì, 07 novembre 2006
Raid Batteriologico di famiglia
Sono furibondo..
E non stò scherzando..
Sono veramente fuori di me.
Quando un patto di sangue non viene più calcolato. Quando la sincerità viene meno. Quando si smorza una candela, che seppur fosse di piccola fiamma, perlomeno esisteva.
Quando si dice "parlo a nome MIO, rispondo a nome MIO" è ciò che è...la CHIAREZZA manca nella testa di alcune persone, si vaneggiano fantocci del passato, si innalzano muri di egoismo, ci si perde in
io dico BASTA.
Basta a tutta quella mafietta creatasi attorno ad un tavolo, sbeffeggiando e facendosi burle di storie e persone che forse manco c'entravano. Basta a quelle persone che aprono bocca solo per hobby, un hobby che è diventato soltanto veleno per tutti. Basta a tutte queste ipocrisie, a tutti questi raggiri e infine a tutta questa FALSITA' di cente stolta, che non sa. Ma pretende di sapere..
Eccome se pretende...
A persone, che ricadono sempre nei soliti schemi e lo prendono quasi come una saluto. Una cosa normale da dire, una cosa che NON CAMBIERA' MAI.
A voi, persone che avete significato qualcosa per me e che ora ve ne andrete (spero per sempre!) voglio dire:
FANCULO!
Fanculo, perchè io non sarò come mi avete descritto voi, perchè la sfera di cristallo ancora non l'avete, perchè le vostre parole valgono meno di ZERO. Perchè da oggi in poi, io vi eliminerò dalla mia esistenza.
Oggi (compresi questi ultimi giorni) è stato l'ULTIMO tentativo di salvaguardare un rapporto familiare FITTIZIO, oggi ho finito di fare la vostra "mascherina".
Non mi rimangerò nulla di quello che ho detto in quella telefonata. Fate come vi pare, sputtanatemi, odiatemi, riempite la storia di cazzate, dimendicatemi! Io di certo non vi rimpiangerò. Serpi.
E se mi ritenete sboccato e vi siete offesi, pensatela come vi pare, tanto E' TUTTO MERITATO!
Stronzi.
PS: un unico "appello" a chi è vicino a queste persone: spero solo che non l'abbiate con me, seppur colpisca un vostro "caro", ma quando è troppo è troppo...e cogitate sul fatto che non TUTTI agirebbero e vi sputtanerebbero come loro hanno fatto e fanno con me.
PS: Il Karma esiste quanto la volontà. Un vecchio detto disse "tutti i nodi al pettine", tutto il male poi torna indietro, attenti.
Scritto da rakiji - 18:30 - commenti (4) in nonsense, rage, past life
martedì, 09 maggio 2006
Estivo post
Mi trovo di nuovo a scrivere qualcosa, qualche riga, giusto per spezzare questa caotica emissione di "sporcizia" presente nel mio blog.
Che dire..manca poco alla fine della scuola e per quanto possa sembrare, anche un seralista può averne le balle piene. Aspetto con ansia l'estate, per poter andarmene al mare, prendere il sole (diventerò un negrone :P), stare con i miei amici e godermi un pò di sano riposo.
Il dolce-far-niente è contemplato, in queste ferie, come assiduo compagno di nottate a vedere film su film, ormai ne ho l'hard disk pieno, di roba. Poi il croccante...si..spero che un giorno o l'altro potrò nuovamente riassaporarlo, nelle feste di paese, nei giochi di gruppo, nei balli, nelle sere in pineta e perchè no, anche nelle processioni - sicuramente. Se ho imparato qualcosa è che bisogna avere rispetto, entro certi limiti, dei culti altrui..
Ora che mi son assaggiato pure una parte d'estate (andando al mare con la mia piccola), posso dire di pensare più che mai ad essa, senza dimenticare che, come tutte le cose belle, anche l'estate passerà.
Ma ne sento l'odore, l'estate è vicina.
Scritto da rakiji - 16:49 - commenti (4) in past life, blandezze
giovedì, 04 maggio 2006
Saint God
Tempo fa ho scaricato la serie completa dei cavalieri dello zodiaco..giusto per fare un tuffo nel passato..quando ancora ero piccolo e i miei eroi erano questi quattro, in armatura pesante, armati fino ai denti. Beh, che dire..la prima impressione è stata quella che ho avuto la prima volta che li vidi, utilizzando le stesse identiche parole "figoni stì qui!", dopo di che mi sono commosso, perchè mi sono tornate alla mente un sacco di cose. Forse anche troppe. Un infanzia di frustrazione e derisione in cui il mio unico difetto era la fede che avevo in un dio diverso da quello contemplato dai miei compagni di classe. Vabbè, tutto ciò accade, anche adesso e troppo spesso, a tanti altri bambini che ora hanno l'età che avevo io ai tempi dei cavalieri.
Il mio preferito comunque, rimane sempre Andromeda.
Scritto da rakiji - 19:35 - commenti (4) in past life